domenica, 09 marzo 2008

we can do it


"Ho letto da più parti che la squadra di Ranieri arriverà per vincere a tutti i costi. Dovrà però fare una grande partita. Anche perché troverà un ambiente compatto, poco incline a recepire polemiche sugli arbitraggi. Noi non ci siamo mai lamentati. Neppure all'andata, dopo un rigore non dato e un gol non convalidato. E intendiamo proseguire su questa strada. A Torino fu una gara equilibrata, giocammo meglio la ripresa. Noi e il pubblico saremo una cosa sola, in una partita che per noi vale la salvezza"


Giampiero Gasperini


 


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mercoledì, 23 gennaio 2008
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categoria:vintage, robe divertenti, robe storiche

lunedì, 14 gennaio 2008

Pranzo rituale da mia mamma, come ogni domenica in trasferta. E anche stavolta pare ci tocchi sopportarci il vicino di sopra, sordo e rincoglionito come pochi, e pure dispensatore di sfiga, che tutte le volte che viene a guardare la partita con noi perdiamo.

Vabbè, tanto la prima partita dopo le feste non è mai una festa, e questa Lazio me la dice male.

Comincia il collegamento, e succedono due fatti interessanti, il primo è che il vicino di sopra non si è ancora visto, il secondo è che i tifosi laziali si sono appena accorti che Mudingayi è negro, e con uno stratagemma l'hanno azzoppato durante il riscaldamento, così che l'allenatore è obbligato a cambiare schema di gioco.

La novità non sembra impensierire il presidente della Lazio, Lotito, che viene inquadrato in tribuna, seduto composto e silenzioso.

Comincia la partita, primi dieci minuti e già la palla si è trovata davanti a Rubinho un paio di volte, e se non fosse che Rocchi è sceso in campo con le infradito saremmo già sotto di un gol. Non ci siamo, e si che il vicino di sopra non si è ancora visto!

Il pubblico rumoreggia, il presidente Lotito osserva impassibile. Borriello serve Juric una palla splendida, ma lui la tira addosso al portiere. Lotito non reagisce.

Al 22° arriva il gol, come al solito lo prendiamo su palla inattiva, Rubinho fa per respingere e scontra Borriello, arriva Mauri e non ci sta a pensare. Si mette male. Solo Lotito non sembra reagire all'improvviso vantaggio, se ne sta lì seduto con l'espressione serafica. Dimostra dei nervi d'acciaio, non c'è che dire.

Intanto la partita va avanti, Sculli fa una rovesciata in area alla Holly & Benji, ma la mette fuori di poco. E per il primo tempo non c'è altro.

Al fischio dell'arbitro mia mamma suggerisce di andare a vedere se il vicino è ancora vivo. Decidiamo che se scopriamo che è morto ci tocca smettere di guardare la partita. Ci andremo alla fine, tanto se è morto non è che peggiora.

Ripresa, Genoa più aggressivo. Milanetto viene colpito da un proiettile vagante partito da un magazzino di libri di Dallas il 22 novembre del '63, ma c'è da considerare che stava già scivolando su una buccia di banana a causa di un forte colpo di vento che lo ha sbilanciato mentre gli calava la pressione e aveva un improvviso capogiro. Comunque è colpa dell'avversario, perciò è rigore.

Borriello non sbaglia, e dalla tribuna Lotito scivola un po' a destra, sebbene la sua espressione non cambi.

Quattro minuti, punizione di Milanetto, Borriello mostra la sua imitazione dello shuttle al decollo, si alza quei tre quattro metri e da una zuccata alla palla che piega le mani del portiere. Due a uno incredibile! Delio Rossi, che a inizio partita sembrava un barbone del Massoero, ha assunto le sembianze eteree di un ectoplasma. Solamente Lotito, inquadrato in tribuna, non ha perduto il suo aplomb, e se ne sta la, un po' inclinato sul sedile, con uno sguardo indecifrabile.

La partita si scalda, entrate a gamba tesa e sciabola fra i denti, Pandev prova a ripetere il trucco di Milanetto e cade in area, ma l'arbitro non si fa fregare, non si vedono bucce di banana intorno, la banderuola segnavento indica che non ci sono stati colpi d'aria, Lee Harvey Oswald è stato arrestato e non può avere sparato ancora, e l'esame del sangue al giocatore mostra che i suoi livelli di zuccheri sono ottimali. Lo ammonisce per simulazione. I tifosi laziali gridano ogni insulto conosciuto al loro presidente, che li affronta con la propria presenza autoritaria, seduto in tribuna, immobile e silenzioso come un manichino.

Rubinho fa un'altra cappella, ma i difensori lo salvano; dalla parte di là la squadra è implacabile, assalta l'area laziale con ogni mezzo, addirittura Rossi compie un gesto innaturale e tira in porta. Gasperini decide di chiudersi dietro, che sente corrente ed è già senza voce, e così blindata la squadra aspetta il fischio finale per celebrare una vittoria all'Olimpico che mancava da 49 anni.

Dopo la partita i giocatori si stringono la mano in quella cagata che è il terzo tempo, e piano piano il pubblico sfolla.

Verso sera due inservienti vanno in tribuna a rimuovere Lotito.

sabato, 01 settembre 2007
stelliniE così sei andato via.
Da qualche giorno il tuo nome era comparso insistentemente nella lista dei giocatori in partenza, ma io speravo ancora.
Mancavano poche ore di mercato. Sarebbe bastato qualche cavillo nel contratto, le bizze di tua moglie o che la penna avesse finito l’inchiostro e non si fosse riuscito a trovarne un’altra.. e allora saresti rimasto con noi, se non altro sino a gennaio. Te lo saresti meritato. Per lo meno io ne sarei stato contento.
E invece te ne vai a Bari.
Vorrei credere che è per la tua voglia di giocare, ma tu sei uno che se ne sta buono in panchina senza rompere le balle all’allenatore anche durante la partitella del giovedì, figuriamoci in serie A.
Vorrei credere che non è stata una questione di soldi, ma alla tua età per farti rimanere, la società avrebbe dovuto investire qualche centinaio di migliaia di euro di troppo. Magari prolungandoti il contratto o trovandoti un ruolo all’interno del Genoa diverso da quello di giocatore. Ma tu sei un professionista serio e non c’erano dubbi che avresti accettato il trasferimento ad un'altra squadra. E così le cose sono sistemate per tutti.
Ma io ci sono rimasto male, cavolo.
Ormai mi sono affezionato. E quando ci sono di mezzo i sentimenti non ci sono cazzi. Certe cose fanno male e non ci sono buone ragioni o belle parole che possano aiutare a smaltire la delusione. Solo il trascorrere del tempo potrà portare un po’ di sollievo al mio animo oggi a pezzi.
Io me lo immaginavo già.
Il Genoa che fa un campionato da salvarsi a stento, all’ultima giornata, di quelli come piacciono a me, da soffrire di brutta maniera. Partita da ultima spiaggia, di quelle da Genoa insomma, con tutti i difensori infortunati o squalificati. Gasperini disperato che a Pegli si gira e ti vede correre a testa bassa intorno al campo dove si allenano i tuoi compagni di squadra, quelli più bravi. E ci fa: “Cazzo, ma ho Stellini! Me ne ero dimenticato..” E ti mette in campo. Con la stessa speranza che ho io quando ti leggo nella formazione, che tu quel giorno lì sia in buona, diligente e ordinato come solo tu sai essere. E spera che le statistiche non prevedano per quella partita una delle proverbiali cappelle che ogni tanto ti scappano.
E già mi vedevo la pagella del lunedì successivo.
“Stellini: voto 6 e mezzo. Si fa trovare pronto. Anticipa puntualmente Ronaldo costringendo Ancelotti a sostituirlo con Inzaghi. Soffre la velocità dell’attaccante rossonero ma riesce alla fine a prendergli le contromisure, senza esitare, ogni tanto, di ricorrere alle maniere forti.”
E vorrei un po’ vedere, dico io!
Che se fossi stato un calciatore, sarei stato come te.
Di quelli che giocano in difesa perché tanto forti non lo sono, però stanno lì, non vanno in avanti e non mugugnano.
Di quelli mica tanto belli, che le veline se le sognano. Di quelli che all’allenamento non ci arrivano in Porsche.
Di quelli che in serie A non ci possono giocare, per la serie B possono andare bene ma in serie C fanno la differenza!! Te le ricordi due anni fa certe tue serpentine sulla fascia? Mi ricordo una volta che te ne sei scartati tre o quattro di fila e hai preso rigore. Che sembravi un fenomeno e non ci credeva nessuno che eri tu ad aver fatto quel numero. Ah! E visto che siamo nella fase delle reminiscenze, grazie per quel gol nello spareggio contro la Salernitana! Che non lo so altrimenti come sarebbe andata a finire..
Di solito ho una pessima memoria.
Nel caso dei calciatori del Genoa ho una facilità incredibile a dimenticare i nomi. Rimangono nella mia testa proprio quelli più importanti e famosi. Ma nel tuo caso non avere pensiero di essere dimenticato, quantomeno da me, perché metterò un’appunto da un’altra parte, più indicata per queste cose. E te lo prometto. Quando tra un bel po’ di anni, una televisione locale genovese, perché tu non sei uno da Sky, ti inviterà a commentare, da vecchia gloria, una partita del Genoa, mi basterà una tua mezza inquadratura per riconoscerti al volo e salterò su dalla sedia urlando: “Belin! Ma quello è Stellini!!”
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mercoledì, 11 luglio 2007
Ma ve li ricordate i bei vecchi tempi di quando ogni giocatore del Genoa aveva la sua canzoncina dedicata, che lo stadio intonava allegramente? Tipo "Sichiamatomasskuhravy conlesueretisivola faunaltracapriola faunaltracapriola", o "Sichiamasimonebraglia edogniuscitalasbaglia toglitiquellamaglia toglitiquellamaglia"..
Perché ora non se ne fanno più, e ci si limita a dei "Marcorossi eh-eh Marcorossi oh-oh Marcorossi eh-eh Marcorossi alè-alè"? Dov'è finita l'inventiva della gradinata? Insieme alla Fossa dei Grifoni, mi direte voi, che questi manco una coreografia decente sanno fare, che la più bella, quella della partitaccia infame, alla fine ero capace anch'io, niente a che vedere con il sipario che si apriva e dietro c'erano il mare, le onde, la Lanterna e la caravella. Ma ve li ricordate?
Comunque ora stavamo parlando dei cori, perché quella gente là, oltre a non andare a pestare chi sostiene il Presidente, sapevano anche inventare delle canzoncine.
Dopo tanto ragionare mi sono deciso a comporre una canzone anch'io, per un giocatore che in serie A farà la differenza, Marco Di Vaio.

Ci ho pensato un casino, mi ci sono voluti due giorni interi a spremermi, a riempire fogli e buttarli via, finché non ho trovato una filastrocca che mi suonasse gradevole:

Si chiama Marco Di Vaio
E' un giocatore del Genoa
Ha il numero ventuno
Ha il numero ventuno

Me la sono canticchiata tutto il pomeriggio, ma continuava a esserci qualcosa che non mi convinceva, come quando fai la pasta e ti scordi il sale. Così ho chiamato un mio amico che sa suonare la chitarra e comporre le canzoni, e gliel'ho cantata per avere un suo giudizio.
Mi ha spiegato che una canzone da stadio, per avere successo, deve essere evocativa, parlare delle qualità uniche del giocatore, non deve limitarsi a elencare dei dati anonimi, tipo quand'è nato, o quante presenze ha collezionato in un anno.
Mi ha detto di aspettare un paio d'ore, che ci pensava lui, e quando mi ha richiamato era pronta questa perla..

giovedì, 14 giugno 2007

Se sono genoano lo devo soprattutto a mio nonno, e ai suoi racconti di quando il Genoa conquistò l'ultimo scudetto. In realtà quella partita non la vide, era troppo giovane per andare allo stadio, ma la visse attraverso gli occhi di suo fratello maggiore, genoano scatenato, che assisté alla finale in casa e addirittura si fece la trasferta a Torre Annunziata, dove la squadra di Barbieri e De Vecchi rimediò un pareggio sufficiente a garantirle il titolo.

Mio nonno mi raccontava sempre di quello che aveva potuto vedere coi suoi occhi di bambino, la festa per le strade, la città pavesata di rossoblu. Furono i primi vagiti della sua fede, rafforzatasi con gli anni, e trasmessa prima a mia madre e poi a me, come il colore dei suoi occhi.

Quattro anni fa, mentre tornava in bicicletta dall'orto, mio nonno fu investito da una macchina, e cadde in coma. Il referto dei medici parlava di ematoma cerebrale, e si decise di mantenerlo in quello stato di incoscienza, fino a quando una serie di operazioni e suzioni del sangue rappreso non ne avrebbero garantito l'incolumità. Si trattava di un grosso azzardo, vista l'età, ma mio nonno era sempre stato di fibra dura, settant'anni e passa di fede rossoblu qualche segno lo devono lasciare.

Non si è mai svegliato. Questi ultimi anni abbiamo vissuto con la consapevolezza che sarebbe bastato un refolo d'aria per portarcelo via, senza neanche regalarci la gioia di un ultimo saluto. Lo abbiamo accudito, ma alla fine ammetto che la sensazione era quella di accudire una pianta, e il pensiero che forse sarebbe stato meglio morto ci ha attraversati tutti.

Ieri mi ha telefonato mia madre, la voce rotta dall'emozione, mi ha detto “Vieni subito, il nonno si sta svegliando!”.

Mi sono precipitato, la testa piena di pensieri. Come sarebbe stato? Mi avrebbe riconosciuto? L'ho trovato a letto, con gli occhi aperti. Mi ha sorriso, lo stesso sorriso che mi regalava da bambino. Era lui, il coma non l'aveva cambiato affatto.
Dopo qualche tempo ha ricominciato a muoversi, e alla fine ha potuto mormorare qualche parola.

“Quanto sono stato addormentato?”

Mia mamma è scoppiata in singhiozzi mentre gli rispondeva, carezzandogli la testa, “Quattro anni papà”.
Ha strabuzzato gli occhi, dev'essere stato uno shock fortissimo, benché il suo viso non abbia tradito grossa emozione.
Mi ha cercato con lo sguardo, mi ha fatto segno di avvicinarmi.

“E il Genoa? Cos'ha fatto il Genoa?”, mi ha chiesto.
“Siamo in serie A, nonno!”, gli ho risposto entusiasta.

Infarto secco. Il suo cuore ha potuto reggere l'emozione di risvegliarsi dopo quattro anni, ma quando è troppo è troppo.

Lo seppelliamo sabato.

lunedì, 04 giugno 2007
Beh in questi momenti, dove tutti noi rispolveriamo cabale improponibili..dove anche respirare è un duro esercizio..ecco..liberatorio...l'inno...con la sua storia narrata da chi lo ha scritto..tutto rigorosamente in Genovese...e leggendo capirete il perche del propiziatorio...



"A stoia de l' "Inno" do Zena" di Piero Campodonico

11/10/2004

 

Genoa CFC-1922-23

 "Con i pantaloni rossi e la maglietta blue"...a stoia de l' "Inno" do Zena a commensa chì. A l'è na stoia che a dua da-o 72/73, l'anno da promozion do Silvestri, do Bordon, e de tanti atri campiuin...

L'ea stæto fæto un bando de concorso, aveivan partecipou in 40 (con 'na tascia de iscriziun de 10.000 franchi) e 'na Giuria con a cappo l'Enzo Tortora, doppo avei sentio tutti i tocchi in sce l'organo da gëxa da Consolazion, a n'aveiva tiou fêua 24.

In dexembre, a-a fea do mâ, in tre seiann-e, a-o zeuggia n'han sunnou 12 e o pubblico in sala o n'ha çernuo 6, idem a-o venerdì, e poi a-o sabbo gh'è stæta a finale. E con gran destacco, ha guagno "Un cantico per il mio Grifone", cantà da 40 studenti do Vittorio Emanuele, parolle mæ  e muxica do Giampiero Reverberi che pe o sò Zena, pe 'na votta, o l'ha anche tradio Lucio Battisti, Mina e tutti i atri pe i quæ o travaggiava alloa. O l'è stæto le, in quattro e quattr'êutto, a tiâ fêua quelle notte che son tanto entrè in to chêu di nostri figgieu e de tutta a Gradinata Nord.


Ma perché quello riferimento a-e braghe rosse e a-e maggette bleu? Perché o bando de concorso o precisava che e parolle doveivan avei un raciammo a-e caratteristiche do tifo genoano, e in te quelli anni, fra l'atro, a nostra zoventù a l'annava a-o campo proprio vestia coscì, dando -se ghe ne fuse stæto ancon bezêugno- n'atro maaveggioso colpo d'êuggio tutto rosso-bleu.


In te caratteristiche do nostro tifo mì g'aveivo anche misso a disperazion che provemmo quando "i atri" perdan: "Tornati a De Ferrari/festeggian la vittoria/ancora più contenti/quando perde la....", ma i organizzatui, e in particolare o Pippo Spagnollo, han dito che in to nostro inno no doveivimo parlà di atri, e coscì, con o Reverberi, l'emmo cangiou.


N'avevivo scrita anche 'natra, de quartinn-a, ma questa me l'eo censurâ da solo. A faxeiva: "Chi parla di fusione/lo fa per scherno o lazzo/fa solo confusione/non ha capito un c...o". E questa, comunque, a-a dedico a-o Garron e a chi a pensesse comme le.


Pe concludde, 'na curiositè. I nostri cuxi, con a fantasia che a-i contraddistingue, in seguito aveivan adottou come inno sò -cangiando quarche parolla- o toccu che a-o nostro concorso o l'ea arrivou quarto, quello che o faxeiva "Genoa olè, Genoa olè, forza Genoa Genoa olè". L'è comme avei guagno 4-0!


Con tante scuse a-e femministe che m'han accusou d'ese troppo maschilista quande, foscia con poca cavalleria, pà che se comande: "O donna, prepara...". Mì no a veddiô, ma stevene, che primma o doppo, quella stella a deve arrivà.


Piero Campodonico



innobig




Quartina censurata


Tornati a De Ferrari

Festeggian la vittoria

Ancora più contenti

Quando perde la Sampdoria







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