Oggi voglio raccontarvi la storia di San Sifonazzo Da Merula, protettore delle guarnizioni di pompette da bicicletta, e fine pensatore.
Visse a Merula, piccola frazione nei dintorni di Tozza Di Busacca, in quegli anni difficili in cui gli uomini non avevano ancora scoperto le gioie del vibromassaggiatore Rovera VibroPlate, e passavano le serate a pelare le cipolle o a pregare il cielo che almeno la smettesse di fargli lacrimare gli occhi.
Sifonazzo apparteneva alla seconda categoria, era un uomo privo di volontà, che le cipolle preferiva farle sbucciare alla povera madre cieca, raccontandole che erano rape, e spacciandole delle storie tristissime su piccoli cuccioli abbandonati, così che si commuovesse e non si curasse del bruciore agli occhi.
Viveva con la povera genitrice perché era solo, Sifonazzo, però era pieno di fede, e tutti i giorni pregava e pregava, che il buon dio gli inviasse una compagna. Sapeva che la religione gli vietava di commettere atti impuri, ma lo stesso pregava perché il buon dio gli mandasse una bella manza con cui cadere in tentazione, ma non cedere, noo! che la sua volontà era ferrea, che provasse un po' il signore a spedirgliene una, una buona, e porca, e vogliosa, e avrebbe visto di cos'era capace Sifonazzo se solo ci si impegnava un po'.
Ma il buon dio aveva altro da fare, o forse non si fidava troppo della virtù di Sifonazzo, e non gliene mandò mai, nè buone nè cattive, nè porche nè parche, e l'unico voglioso restò lui, Sifonazzo, che alla fine si scoglionò di aspettare e smise di pregare, e coi soldi delle offerte alla chiesa ci si pagò una notte con una donnaccia di malaffare.
La povera mamma di Sifonazzo ne soffrì moltissimo, anche perché i soldi delle offerte erano i suoi, quel malandrino di suo figlio glieli fregava dalla borsetta approfittando della sua cecità.
Sifonazzo perse la fede, trombò come un califfo e non ebbe alcuna remora, ma mentre tornava a casa gli apparve l'angelo, che lo rimproverò, e gli disse che il buon dio era triste per lui, e ora stava piangendo. Sifonazzo suggerì di fargli tagliare delle cipolle, che secondo lui avrebbe funzionato anche all'inverso, ma l'angelo digrignò i denti, sguainò la spada e tuonò che il peccatore doveva essere punito!
Sifonazzo, che come ho detto era un fine pensatore, rivelò che i soldi per pagare la donnaccia provenivano dalla borsa della mamma, e l'angelo volò a prendersela e se la portò in cielo.
Da allora Sifonazzo visse con la pensione della madre, e ritrovò la fede, perché a lui il buon dio gli aveva davvero migliorato la vita.
Perché vi racconto questa parabola? Perché anch'io, come Sifonazzo Da Merula, ho smarrito la via. Non sono più andato allo stadio, non leggo più le pagine sportive sui quotidiani, e non mi scorro tutta la rassegnastampa sul sito del clan dei grifoni. Mi sono disinteressato del mondo del pallone, fatto di paroloni che non conducono a fattoni, se vogliamo escludere Flachi; di polemiche sempre uguali e di fiumi di denaro che alla fine mi hanno proprio schifato. Ho deciso di seguire altri sport, la pallavolo, per esempio. O il rugby, tanto per saltare sul carro dei vincitori con una disinvoltura imparata in tanti anni di domeniche sportive e di tribune politiche. L'anno prossimo ci saranno le olimpiadi, e avevo già messo in conto di rincoglionirmi di tiri al piattello, fioretto femminile a squadre e ping pong, scordando serie a e serie b, presidenti e capitani, allenatori richiamati e rispediti, caf, cif, ciuf e ciaf. Basta, il calcio non sarebbe stato più il mio mondo.
Poi oggi vado a far benzina in autostrada, entro al casello di Isola Del Cantone, e chi ti vedo sfrecciare lì davanti? La nuovissima Freccia Rossoblù, costata diversi fantastiliardi e piena di ogni comfort, di ritorno dall'amichevole di Tortona.
E' stato come vedere la madonna, ma senza reggiseno a punta e microfono, ho cantato anch'io "like a virgin", e mi ci sono buttato dietro a capofitto, sperando di sbirciare un volto noto dal finestrino.
Ecco lì, la mia promessa di abbandonare il calcio e i suoi colori si è già infranta, ma ne farò tesoro, sono stati venti minuti durissimi..

"Nube che Corre" è il soprannome indiano di Luigi Dalla Costa, ex presidente del Genoa. Se lo scelse da solo, e gli piacque talmente tanto che lo scrisse pure sulle casacche della squadra, al posto dello sponsor. Il simbolino invece lo scovò disegnato nel sottopasso vicino al suo albergo. E ciò dovrebbe far capire molte cose sul personaggio in questione.







Il ricordo di uno stadio pieno come forse non è mai stato. Pieno di bandiere e maglie rossoblù. Pieno di sole al tramonto, pieno di caldo, pieno di speranze e illusioni. Qualche tifoso del Piacenza, nei distinti, con l'abbonamento, voleva per forza sedersi al suo posto. Alcuni irritati, altri sportivi e bontemponi, come il temerario quassù, che se non l'avete individuato è meglio mettere pure un dettaglio.
E non è una bestemmia del calcio, è vero! Entrambi sono stati trovati positivi al controllo antidoping sulla cocaina. Ma Flachi ne ritornava fresco fresco da due mesi di squalifica per calcioscommesse, una delle poche cose che Maradona non ha fatto nella sua carriera. Si vede che a casa si trovava bene, probabilmente, e non vedeva l'ora di tornarci un altro po'.
Parliamo un po' di calcio. I Grifoncini di Vincenzo "Vincente" Torrente hanno appena conquistato il Torneo di Viareggio, battendo la Roma 2-1. Bravissimi ragazzi, e un grande complimento al mister, che se Moggi non avesse fatto quella famosa visita nello spogliatoio dell'arbitro, nella finale contro la Juve di due anni fa, magari... vabbè... m'è rimasta un po' d'amarezza dal post precedente, ma me la faccio passare subito! 