Ci pensa Barasso a darci un nuovo argomento di conversazione, salta fuori ad azzannare un attaccante in area come farebbe un pitbull col postino, e si becca un rigore. Due a uno. Nessuno si preoccupa, se tutti i tiri in porta fossero finiti dentro saremmo già sette o otto a due. Neanche finito di dirlo che Adailton mette dentro di testa una palla speditagli da Coppola. Fine primo tempo, Gasperini e-eh Gasperini o-oh.
Secondo tempo, l'arbitro deve avere il fischietto inceppato, per tutti i 45 minuti ci soffia dentro, e le volte che ne fa uscire qualche suono cerca di giustificarlo con decisioni surreali, che donano alla partita un'atmosfera da candid camera.
Gasperini, di suo, si rende conto che la squadra gira troppo bene, e teme che i tifosi si sentano spaesati. Senza qualcuno cui addossare le colpe di ogni possibile errore finisce che se la pigliano coi titolari e ne intaccano il rendimento. Meglio non rischiare, fuori Greco che nel frattempo ha ciccato il quarto gol, e dentro Capoccione Zeytulaev. Subito gli spalti si adeguano, l'uzbeco in campo ci sta come una mucca in un parcheggio, gira senza meta e fa cagate dappertutto, è il capro espiatorio ideale. Quando la difesa va per farfalle e arriva il 3-2 è di certo colpa di Zeytulaev, anche se in quel momento era dall'altra parte del campo, o forse proprio per quello.
Un minuto dopo, dolo davanti alla porta col pallone nei piedi servito magistralmente da Fabiano, cerca qualcuno che gli spieghi cosa farne. Arriva Adailton e gli fa un esempio, 4-2.
Prima della fine dell'incontro c'è ancora tempo per il terzo gol del Cesena, e i dieci minuti di tribolazione che al genoano vendono insieme al tagliando d'ingresso.
E basta, siamo ancora primi, la Juve continua a macinare punti, il Napoli va e viene, ma se la squadra va avanti a mostrare un gioco come quello di sabato sono davvero pochi gli avversari che possono farci paura.
Post scriptum: L'Atalanta mi sta sulle balle, ma domenica sera, quando ho guardato i risultati, avrei voluto avercela una bandiera neroazzurra da appendere alla finestra.
categoria:emozioni, cronache, racconti da stadio, robe pazzesche

"Nube che Corre" è il soprannome indiano di Luigi Dalla Costa, ex presidente del Genoa. Se lo scelse da solo, e gli piacque talmente tanto che lo scrisse pure sulle casacche della squadra, al posto dello sponsor. Il simbolino invece lo scovò disegnato nel sottopasso vicino al suo albergo. E ciò dovrebbe far capire molte cose sul personaggio in questione.





L'avete notato? Ogni volta che Longo entra, la squadra va in vacca. No, non è che giochiamo male, è che qualcuno all'improvviso si va a piazzare in una posizione molto improbabile.